Glastonbury 2020 cancellato: è l’11 Settembre di un intero settore

Era previsto tra il 24 e il 28 Giugno e avrebbe spento le 50 candeline. Un’edizione stellare che vedeva tra i suoi headliner anche Paul Mc Cartney e che verrà posticipata al 2021.

 

Glastonbury è chiamato ufficialmente Glastonbury Festival of Contemporary Performing Arts ed è un festival prevalentemente musicale. Benché infatti al suo interno non siano secondarie le performance di teatro, danza, circo, cabaret e altre forme d’arte, è conosciuto sopratutto per la sua musica. Merito del coinvolgimento di un numero ingente di artisti (circa 400 ogni anno) tra i quali figurano i nomi più noti dell’olimpo mondiale della musica. Con la sua capienza di circa 150.000 persone, inoltre, Glastonbury è uno dei festival più partecipati, famosi e seguiti al mondo.

Come si legge dal comunicato ufficiale, gli organizzatori hanno detto di auspicarsi che per giugno la situazione migliori nel Regno Unito, ma che al momento non sono in grado di poter lavorare all’organizzazione del festival e di garantire la sicurezza di tutte le persone che dovrebbero allestire le infrastrutture necessarie. Chi aveva già comprato un biglietto potrà ottenere un rimborso o prenotare un biglietto per il festival del 2021.

Quelle che saranno le conseguenze della cancellazione di questo evento sull’intero settore dei concerti non ci è dato di saperlo. Di certo la prevedibilità di quest’annuncio supera, e non di poco, il clamore per una notizia che qualunque appassionato di musica non avrebbe voluto leggere mai. Sia per la notizia in sé che per le sue implicazioni. Non è difficile infatti prevedere un effetto domino che investirà tutte le aree colpite, rispetto alle quali l’Italia gode di un minimo vantaggio che non sappiamo però se sarà sufficiente a salvare la stagione dei festival estivi.

Un appiglio “mentale” di cui gli addetti del settore quanto i fans avrebbero bisogno più che mai in queste settimane difficili e che ora, nel silenzio delle nostre case, rotto talvolta da un flash mob sui balconi o da un notiziario, sta diventando tragica realtà. Una crisi già aperta ma che di fatto si apre anche su scala europea, che colpirà irrimediabilmente anche gli artisti. “Sto attendendo la decisione del mio management sul tour che inizia a maggio. Se saltano le date, rischio di perdere la casa. Lo streaming non ci permette di guadagnare” dice David Cosby, leggenda americana, che sottolinea come l’industria discografica non sia più in grado di garantire alcun sostentamento agli artisti. La diffusione della musica sulle piattaforme digitali di streaming ha infatti inferto un colpo mortale alla vendita di dischi, affidando la stragrande maggioranza degli introiti alla possibilità di andare o meno in tour. The music is over. Arrivederci, forse, al 2021.

 

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