MARADONA E LA MAGLIA "FATTA IN CASA" PER SCONFIGGERE L'INGHILTERRA

Martìn Amìs, scrittore britannico trapiantato in Uruguay, sostiene che in Argentina la prodezza maggiormente ricordata sia ancora la Mano de Dios, molto più del gol segnato pochi minuti dopo, considerato a unanimità il gol più bello della storia. Perché il gol di mano è la massima espressione di quella sottile e spietata intelligenza individuale e latina volta a evitare gli ostacoli a qualunque costo, nella rassegnata consapevolezza che prima o poi qualcun altro infrangerà le regole al posto nostro. Sono stati questo spirito, unito alla fame di vittoria e all’esigenza di superare gli ostacoli a ispirare l’incredibile aneddoto che vi stiamo per raccontare. 

L'argentina in posa con la divisa contraffatta, come se niente fosse, prima della gara contro l'Inghilterra,
E’ consuetudine ritenere che la maglia blu dell’argentina “porti male” perché indossata in ben due finali perse (Italia ’90 e Brasile 2014). Eppure, ai quarti di finale di Messico ’86, contro l’Inghilterra, la divisa ”da ospite” funzionò eccome, dato che Maradona segnò non solo il gol del secolo ma anche quello di mano, che valse l’appellativo di “la mano de Dios”. E il motivo è presto detto: la maglia indossata dalla nazionale Argentina in quell’occasione non era quella ufficiale, ma una copia contraffatta. Incredibile, ma vero.
Ma facciamo un passo indietro: le partite giocate dall’Argentina a Messico ’86, a causa di un sorteggio molto poco benevolo, furono disputate tutte alle 12:00 o alle 16:00, a oltre 2000 metri di altitudine, sotto il sole cocente dell’estate messicana. Nientemeno.
“Le Coq Sportif”, sponsor tecnico della “Selecion”, aveva appena ideato un tessuto in microfibra che favoriva la traspirazione della pelle degli atleti quando si trovavano costretti a performare in condizioni climatiche difficili, come quella di cui sopra. Purtroppo, per ragioni tutt’altro che comprensibili, tale tecnologia venne utilizzata solo sulla prima divisa (visibile qui di fianco). Non sulla seconda, che al contrario era caratterizzata da un tessuto di cotone grosso e da un girocollo che, col peso della maglietta sudata, diventava insopportabilmente stretto dopo una manciata di minuti. L’allenatore dell’Argentina, dopo il passaggio del precedente turno contro l’Uruguay, avvenuto di misura (1-0) dopo una prestazione pesantemente condizionata proprio dall’impiego della maglia blu da parte dei suoi, decise che la squadra non sarebbe mai più scesa in campo con la seconda casacca.
E ne ha ben donde, dato che la semifinale si giocherà contro l’Inghilterra, alle 12:00, in un’atmosfera resa ancor più rovente dai bombardamenti avvenuti da parte degli inglesi sulle Isole Falkland, contese proprio con l’Argentina appena 4 anni prima. Ma non basta, la squadra avversaria indosserà la prima maglia, quella delle partite in casa, di colore bianco. Obbligando di fatto l’Argentina a indossare la vituperata divisa di riserva blu. La responsabilità cade sulle spalle di Ruben Moschella, il magazziniere dell’Argentina, che in men che non si dica si troverà a vagare come un pazzo per i meandri di Città del Messico, in cerca di una copia contraffatta della maglia in questione, con tanto di marchio “Le Coq Sportif” stampato sul petto. Tornerà con due fac-simile. L’allenatore Bilardo si girerà verso Diego che sceglierà il modello apparentemente più leggero: “con questa sconfiggeremo l’Inghilterra!”.
Mancano solo 48 ore e bisogna attaccare i numeri su tutte le maglie. Sono ben 38, una per tempo per ciascuno dei 19 giocatori. E non sono numeri qualsiasi, perché si tratta di numeri da football. Gli unici reperibili. Sono argentati, non bianchi, e sono enormi. Senza dimenticare lo stemma dell’Argentina. Già, lo stemma. Come si fa con lo stemma? Siamo nel 1986. Ci vuole un grafico professionista. E attraverso alcuni ex calciatori argentini si risale al grafico del Club America, squadra della capitale messicana. Questo realizza un marchio in tutto e per tutto simile all’originale, privo però delle tradizionali foglie d’alloro, tralasciate presumibilmente per comprensibili ragioni tempistiche.
Mancano solo 48 ore e bisogna attaccare i numeri su tutte le maglie. Sono ben 38, una per tempo per ciascuno dei 19 giocatori. E non sono numeri qualsiasi, perché si tratta di numeri da football. Gli unici reperibili. Sono argentati, non bianchi, e sono enormi e pacchiani (vedi foto sopra). Ma si giocano i quarti di finali del mondiale tra Argentina e Inghilterra, in campo c’è Diego Armando Maradona e nessuno, neanche il guardalinee che lo guarda con evidente ammirazione, sembra accorgersene. Ma c’è anche lo stemma dell’Argentina. Già, lo stemma. Come si fa con lo stemma? Siamo nel 1986. Ci vuole un grafico professionista. E attraverso alcuni ex calciatori argentini si risale al grafico del Club America, squadra della capitale messicana. Questo realizza un marchio in tutto e per tutto simile all’originale, privo però delle tradizionali foglie d’alloro, tralasciate presumibilmente per comprensibili ragioni tempistiche.
PRIMA E DOPO: la maglia ufficiale non era traspirante e possedevaun collo pià stretto e logo ufficiale con le foglie d'alloro. Quella contraffatta ha un logo più artigianale, un tesssuto più leggero e un collo a V più accentuato che favoriva il passaggio dell'aria.
Numeri enormi e un marchio disegnato da un grafico locale con un computer dell’epoca, il tutto realizzato, cucito e stirato su delle maglie “pirata” dalle anonime sarte della nazionale Argentina in tempo record, in barba alle regole della FIFA. In barba a tutto.
La storia della partita la conosciamo già. Si tratta di una di quelle gare che ha cambiato il corso della storia, che ha consacrato una volta per tutte Maradona, permettendogli di aggiungere un tassello al raggiungimento del suo sogno di bambino, quello di diventare campione del mondo. Il sogno sarà coronato proprio al termine di quel mondiale con una vittoria caratterizzata da genio e sregolatezza del mito.
 
 
 
 
 

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