40 anni di pixel, buon compleanno Pac-Man

il 22 maggio 1980 usciva il videogame icona che ha attraversato i decenni e le rispettive epoche stabilendo record di vendita e segnando generazioni intere.

Verso la fine degli anni ’70 Tohru Iwatani ha davanti a se una pizza. Ne mangia una fetta, e da lì – incredibile anche solo da immaginare – nasce Pac-Man. Una pallina gialla che scappa per i labirinti, affamata di biscotti e in fuga dai fantasmi, anch’essi ghiotti di biscotti. Un videogame nato in risposta ai canonici giochi di navicelle e invasioni spaziali, che contribuirà a trasformare il Giappone in quell’orizzonte tecnologico che oggi tutti conosciamo. Orizzonte raggiunto attraverso e grazie alla “generazione dei bit”.

Pac-Man stabilì immediatamente un record. Ne furono venduti oltre 100 mila in pochi mesi. Era il genere di videogame popolare di cui trovavi file di cabinati, e davanti a ciascuno di questi una fila di giovani inclini a scialacquare le proprie paghette dopo averle convertite in monetine. Trovare spazio per giocarci come si deve non doveva essere semplice, dato che ha 256 livelli. E sarebbero stati di più, se non fosse stato per un errore di programmazione che produce un bug in grado di disgregare l’ultimo livello.

Nessuno alla NAMCO immaginava quale successo avrebbe potuto avere il gioco, né con quale impatto si sarebbe affacciato alla pop culture. L’immaginario Pac-Man è tuttora qualcosa che trascende dalla cultura di massa digitale, a dispetto della semplicità della sua tecnologia, seconda solo a quella dell’idea che l’ha generato. La base di un equilibrio perfetto.

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